mercoledì 25 novembre 2009

I saw Paradise

I have been to Paradise tonight.

I have rejoiced like a Walhalla generating Gods. Really. I have listened to Aldo Ciccolini at the Salle Pleyel, Saint-Saens Concerto number Four for Piano and Orchestra.

Listening to that has been like flying - like a dream of a deep deep sllep, bur colored, peaceful and clear.
This man has conceived and performed with such a masculine attitude and a formidable control . everything was clearest and sliding like oil in the mayonnaise. He was like swinging on the notes...


Ho ascoltato Aldo Ciccolini alla Salle Pleyel stasera. Non mi era mai successo di ascoltare un concerto così, tanto più che io conosco bene Aldo, il suo modo di prendere la musica, come pensa le cose prima e mentre le suona, e quindi potevo solo intuire, dal muto prodotto finito, il pensiero e la vita che vi era maturata dietro.

Il Quarto Concerto di Saint Saens è di una difficoltà tecnica spaventosa, ma nulla era rimasto dello sforzo tecnico. Lo sforzo tecnico era stato sciacquato via, ed è rimasto solamente la chiarità e il controllo. Ha suonato in modo molto maschio, virile, su uno Stainway che aveva un suono dolcissimo, e i due insieme cantavano. Non ha paura di appoggiare le note dove bisogna, di marcare con fermezza il tema, di cantare lui setsso come un'orchestra intera, di avere voci ben superiori e voci subordinate allo stesso tempo.

La cosa più notevole di tutto il concerto è stata questa assenza di paura, questa calma profonda, questa compiutezza, ma vivente in sommo grado. Tutto era di colore caldo, dal bianco al beige al nocciola. è stato tuto un succedersi di contenuti di significato (senso Sinn), di Ragione, di chiarezza universale espletata, al ritmo del calmo respiro interiore dell'universo. è questo il motivo per cui ascoltando questa sera Aldo si aveva l'impressione di volare.

Da notare che glissava sulle scale e sugli arpeggi come se pattinasse sul ghiaccio, e quasi senza che si sentisse l'uso del pedale sotto, lo Steinway cantava come un cigno, più che pulito, come un cristallo colorato. Quando interveniva con l'orchestra, faceva come una spuma di note, come la spuma del mare, come il bianco montato a neve delle uova - tutto è perfetto, lo sforzo non è più sforzo, è quello che è rimasto dopo decenni di meditazione, di abitudine, di lavoro, quando ormai non ci si pensa più. è la sublimazione di tutto. non resta che la schiuma del cappuccino, di tutto il dolore delle piantagioni di caffè, ed è tutto chiaro, limpido, significativo, ordinato, colorato e bello nella forma.




Quel concerto di Saent-Saens ha una forma atipica, aperta, malleabile, è un'apertura polmonare, è una sera fresca d'estate con l'aria che circola - e questo suo effetto naturale dovuto alla costruzione architettonica, insieme a questo suonare spumeggiante - ma docilissimo! - del pianoforte dell'esecuzione, lo rende una manifestazione della Ragione particolarmente attraente. è di gradevolissimo ascolto.

Aldo dopo 15 minuti dalla fine era ancora paonazzo, esausto, ricaduto nell'umanità, semincosciente dalla fatica. Io stessa me ne sono sorpresa, io che pure so quanto sia faticoso suonare, con la luce calda del palco, e in più l'orchestra, e la fatica fisica, e la concentrazione, e il vestito - eppure mi sono sorpresa tanto era ordinato e controllato il tutto.

Ho avuto dei sobbalzi, mentre sentivo, e degli effetti fisici e mentali strani, pelle d'oca, tic incontrollati, come quando si è immersi in un sonno profondissimo. è stato come sognare, durante quei sonni profondi che si hanno in montagna o dopo l'amore fisico, ma con la differenza che qui ogni filo di nebbia era dissipato e tutto si stagliava chiaro.

Questo genere di cose, questa cosa, questo concerto, ci mostra che la vita umana sulla Terra, e l'azione propriamente umana sulla Terra, ha un senso suo proprio e una verità sua propria. Ci mostra atresì la portata ela verità di ciò che non è scientifico e di ciò che non è "logica naturale" o suo derivato.
Ci eleva e ci richiama al nostro sgnificato di uomini, così come lo fanno i santi, i grandissimi generali, i veri amanti, Dante Alighieri.



Parigi, 25 Novembre 2009

You can hear the concert here,
1. Allegro moderato - Andante
2. Allegro vivace - Andante - Allegro



Incipit and first movement

Second part of first movement (too slow)
First part of second movement - Cortot 1935
http://www.youtube.com/watch?v=RjP52u4Y218&feature=related

Second part of second movement - Cortot 1935
http://www.youtube.com/watch?v=ws5NKrvPtFY


sabato 21 novembre 2009

Night of music at the Louvre

That night, I wanted have myself a real good time... so I bought for 5.5 Eur a ticket for the concert in the Auditorium of the Louvre Museum, in the framework of the so-called Vendredi du Louvre.
The Hungarian Quatuor Takash was playing, in a minimalistic, wrapped auditorium.
  The deconcerting point of this concert was that this people, when they play, they really bacome a sole animal with four legs, and they have an extraordinary coordination. They began with a contemporary music piece, by Rihm, something too uniform and uninventive to be as long as 40 minutes.

But the very amazing part of it was seeing this quartet not missing a beat, and staying all glued-up together. They were puppets in the hand of a sole big player, they were as together as the seaweed under the water, independent but all moved by the very same and invisible exterior force, uniformly, at the same moment and in the same way. This force acting in the material void, which seemed to animate them, was the starking point of the whole piece.
Someone was snoring near me - I could not feel I was too warm for forgetting to take my jacket off, I did not feel the great hunger I had after 11 hours of work, I forgot to be tired.
And this, especially when they went on with a quartet by Beethoven The fourteenth quartet by Beethoven is a very interesting thing, because there Beethoven informally experimented whatever he could. It is like, when you cook and try to invent a totally new dish. A lot of things are there, in this kind of "musical atelier": dynamics are all stretched (Adagios are in fact Allegros, and vice-versa), poliphonic construction, of course encouraged by the fact of having four musical lines to bring forward at any time, gives place to manierism, and then again, after a minutes, the lines are broken and decorticated anew. And it begins with a new theme built on one or two voices in dialogue with other two lines, and so on.
There are like six or seven movements in this quartet, all linked together seamlessly, and at some point an artificial echo of pizzicatos takes place shared by the four musicians, which require an extreme sense of rythm and coordination amongst them.

This music sounds so scadalistic and modern, almost like Rihm, but without losing the depth that Beethoven is capable of (especially at the very beginning, where the dynamic is a Very espressivo).

I noticed that in Takash Quartet, the cello wants always to dominate the scene, which creates at the end a certain umbalance and boredom in the quartet. It is true, that having well-marked bass is a plus, but having a drama queen at the cello is a bit different, indeed. I also noticed that the second violin would never never come out, and I thought what a weird life is it, to be a second violin alone, destined to anonimity and gregariousness for the rest of your life, with no line ever that you (or your fellows at least if you are in an orchestra) could never bring out.

What this quartet leaves you is a sense of clarity, efficiency, transparency and awareness. I got out at 9:20 (they ended 5 minutes ahead of schedule, like a Swiss train) feeling extremely awake, warm, vigilant, proactive and sure.
This is what good music, good rythm and perfect coordination may profond in a compassionate listener.

giovedì 12 novembre 2009

Mic macs à Tire-Larigot


C'est le premier film par Jean Pierre Jeunet qui parle de mort, c'est un film mort, substentiellement, où la poésie est réduite en frivolité, les philtres colorés de la machine à prise ne produisent que de monochromes et des hyper-foncés, où il n'y a plus de paix, mais seulement hysterisme.

La seule chose qui nous rappèle le bon Jeunet balancé de Delicatessen et Amélie sont les reprises de la ville, Paris, et de la Seine en particulier, avec ses beaux quais. Ainsi, je crois que certains parties ont été travaillés près du siège du parti communiste (et Pont de Crimée, Pont de l'Ourcq, Quai de la Marne).

Il y a bien des clichés, et beaucoup d'auto-reférences: un mec qui échappe dans une maison en se cachant dans la corbeille (comme en Delicatessen), la reminiscence du cirque avec la contorsioniste, une auto-reference de Pinon dans Delicatessen, qui joue l'ancien artiste les larmes aux yeux, (une grande partie du cast est celle de Un long dimanche de fiançaille), des longue parties se deroulantes sur les toits des maisons (etrangements, très similes à ceux de Delicatessen), la réference claire à Delicatessen à travers le duo violon-couteau, ....


Mais, si on avait eu un peu plus de Dominique Pinon (le bon acteur à Jeunet, qui parait dans tous ses films) et un peu moins des effets spéciaux Warner Bros (producteur), il aurait eté beaucoup mieux. Le film touche plein de thèmes "hots" sans reussir vraiment à etre incisif sur aucun d'eux: on ne sent pas l'indignation avec le protagoniste, quand il entend le marchand d'armes qui ont tué son père plaisanter sur sa profession; il ne nous fait pas réflechir quand il touche le thème de l'importance des média et des réseaux partagés comme YouTube, il ne nous émoit pas quand il montre une jeune noire obligées à saboter une usine par un riche blanc, par crainte d'etre renvoyée en Afrique.
Il ne nous fait pas rire quand il décide de montrer l'humiliation et la derision des marchands d'armes, qui ne sont réduits qu'à des guignoles.

Tout ça rend le film emotivement silencieux - par contre, les émotions négatives sont là: l'explosion d'une usine, et la crainte pour les vies innocentes, la facilité de voler des armes et de s'approvisionner de drogue, la force du crime organisé, la perseverance dans la vengeance, la violence d'un homme qui détruit un ordinateur car il est embeté.
C'est trop peu de se dire, que les délits commis par le protagoniste sont une très petite vengeance par rapport au meurtre d'un père et quasi-meurtre d'un fils perpetrés par ses ennemis. Mais ce qu'on ressent à la fin est toujours un sense d'injustice, de guerre, d'irresolu.

Et en plus, on peu reprocher au petit Jeunet d'avoir fait du marketing dans le film: Citroen, supermarchés Ed, Moulin Rouge. Masse.

For an enthousiast review, please access http://www.bfi.org.uk/lff/node/445